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Pubblicazione on line:
09/10/2009
Un record: su 2644 residenti, 1552 non sono sposati. «Tanto è dovuto alla mancanza di sicurezza economica, ma il punto è che - sottolinea il sindaco Francesca Zidda - manca il piacere di incontrarsi».
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PIERA SERUSI
ORUNE C'è chi la butta sulla faida che, la verità sia detta, non è un incentivo al romanticismo. C'è chi, invece, spiega tutto con la penuria di posti di lavoro, il caro-casa e la più cosmica paura del futuro. Don Riccardo Fenudi, invece - uno che le sue pecorelle le conosce bene visto che è parroco di Orune da sette anni - trova la radice del problema nel matriarcato. «È vero che tanti giovani sono pastori che fanno orari impossibili e che mancano le occasioni per incontrarsi. Ma, forse - dice il sacerdote che celebra in media dieci matrimoni l'anno - molto dipende dal carattere delle donne orunesi: un temperamento forte, per non dire aggressivo».
IL RECORD Comunque stiano le cose, che a Orune la tendenza non sia esattamente due cuori e una capanna lo dicono i dati di un'indagine dell'Anci (l'associazione dei comuni italiani): il paese barbaricino è il secondo, a livello nazionale, per il numero di scapoli e zitelle: ben 1552 su 2644 residenti, il 59 per cento. Ora, i più acuti obietteranno subito che nel calderone finiscono pure i pargoletti appena nati e i ragazzini fino ai diciotto anni. Sicché varrà la pena aggiungere che - in un comune dove nascono in media 12 bambini all'anno e muoiono non meno di 40 persone - la fascia pediatrica conta solo 414 testoline, quella degli anziani (da 65 anni fino a 107, l'età del nonnino che, per la cronaca, è coniugato) ne registra 562; mentre la categoria degli orunesi giovani e matrimoniabili (dai 18 ai 50 anni) è un battaglione di 1175 rappresentanti. Ai numeri non si sfugge: a Orune l'idea che il matrimonio sia la tomba dell'amore è più radicata della faida.
IN MUNICIPIO All'ufficio Anagrafe il libro dei matrimoni è talmente intonso che le pagine sono di un bianco luminoso. «Non più di dodici matrimoni all'anno», dice sconsolata Grazietta Pittalis, che da 17 anni lavora allo sportello. A lei e a Pietro Deiana, responsabile del Servizio, tocca registrare tutti i dati della scala mercalli demografica: i numeri di nati e morti sono quelli di un paese che si sta spopolando, ma pure i dati sull'emigrazione fanno paura. «Dall'inizio dell'anno - spiega Deiana - sono già 33 i giovani, tutti sotto i 40 anni, che hanno lasciato il paese. Sarà per questo che io e la mia collega accogliamo come la manna dal cielo quelle famiglie che arrivano da fuori e decidono di stabilirsi qui: una nel 2008, un'altra nei mesi scorsi. Due soltanto, ma sono un nucleo di 4 e uno di 5 componenti: nuovi iscritti nel registro dei residenti». Il dirigente dell'Anagrafe ragiona sui numeri: «Fino agli anni Ottanta a Orune contavamo anche 36 matrimoni all'anno, oggi sono poco più di dieci. Le cause - sottolinea - sono diverse: l'emigrazione che spinge lontano molti giovani, il bisogno di trovare prima sicurezza nel lavoro, l'impossibilità di trovare una casa a prezzi abbordabili».
IL SINDACO Francesca Zidda, sindaco del paese, è sulla stessa linea del dirigente dell'Anagrafe (che oltretutto è suo marito da quasi trent'anni), ma aggiunge un elemento in più all'analisi. «È vero che la mancanza di sicurezza economica, l'assenza di uno stipendio a fine mese, è la prima causa di questa diffusissima allergia al matrimonio. Ma - aggiunge - occorre dire che manca anche l'esigenza di incontrarsi, il piacere di stare insieme». La passeggiata al Corso, per dire, non esiste più. «Ma pure quando vengono organizzati convegni o spettacoli teatrali - sottolinea il primo cittadino - ci si ritrova in pochissimi». E se fare due cuori e una capanna è cosa magari più facile altrove, sia detto che a Orune il caro-affitti scoraggia pure i pochissimi romantici. «Qui la pigione per un appartamento di 80, 90 metri quadri, senza riscaldamento, va dai 250 ai 400 euro. Prezzi da città - avverte il sindaco -, per non parlare dei locali commerciali che non vengono affittati per meno di 400 euro. Anche questo scoraggia i giovani innamorati, pure quelle coppie, e ne conosco tante, che stanno insieme da dieci anni e per potersi sposare vorrebbero un minimo di sicurezza». Vero, sacrosanto. Però, non sarà che alla fine ha ragione il parroco? Che, insomma, le femmine orunesi un po' mettono paura ai principi azzurri? «Può essere...», chiude il sindaco con un sorriso.
| Nome documento | Formato | Peso |
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| Indagine sulla popolazione di Orune | 24 Kb |
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